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Orlando Franceschelli, La natura dopo Darwin

"Natura: ammassi sterminati di galassie e stelle. Evoluzioni cosmiche e biologiche della loro polvere, dai primi elementi della materia e della vita fino a noi. E senza il disegno di alcun Dio. Forse, per chiunque risulta difficile contemplare il mondo e l’uomo emerso dai suoi abissi senza che la mente e l’animo siano toccati da uno stupore inquieto e umile. E persino vulnerabile alla tentazione di trasformare la natura in creazione di una mente-volontà: ciò che è effetto dei processi fisici e fatalmente sovrumani di una madre così potente ma priva di ragione in qualcosa di voluto-disegnato da un soggetto consapevole in vista di uno scopo. Da un Dio per l’uomo".

Così il filosofo della scienza Orlando Franceschelli ricostruisce la molla che ha portato alla nascita, nel pensiero occidentale, di una concezione dell’universo come creazione divina. In questa concezione l’essere umano ha un posto privilegiato: creato a immagine e somiglianza di Dio, è posto al disopra delle altre creature, da cui si distingue per l’intelletto e per essere dotato di un’anima immortale.

La tradizione platonico-cristiana viene però lentamente erosa dalla filosofia e dalla scienza. Dalla filosofia, grazie tra gli altri a Spinoza e a Hume, per citare solo due nomi. Dalla scienza, per merito soprattutto di Charles Darwin. Con L’origine delle specie viene eliminata ogni necessità dell’intervento divino nel mondo: la teoria dell’evoluzione per selezione naturale è in grado di spiegare l’enorme varietà di forme di vita esistenti sul nostro pianeta. E con L’origine dell’uomo gli esseri umani vengono buttati giù dal piedestallo di signori del creato per tornare a far parte del mondo animale. Per questo Franceschelli può ben titolare il suo libro La natura dopo Darwin: perché le teorie dello studioso inglese segnano il momento culminante di un percorso culturale che si sforza di riportare tutto l’esistente, noi compresi, nell’ambito della natura. Un percorso che ci ha portato la consapevolezza, come afferma lo stesso Franceschelli riferendosi all’origine cosmica della materia vivente, "del nostro essere, come si dice, figli delle stelle, polvere di carbonio nell’immenso splendore della natura".

Si tratta però di un percorso accidentato. Conosciamo bene gli attacchi del fondamentalismo religioso contro ogni tentativo di spiegare il mondo in termini materiali: "mito moderno", "nichilismo antropologico", così la rinascita del naturalismo viene bollata dalle gerarchie ecclesiastiche. Eppure – scrive l’autore citando Leopardi e la sua ginestra – la riconciliazione dell’uomo con il resto del mondo vivente può portare a "una concezione più feconda della natura umana. Incluso il frutto forse più prezioso e auspicabile cui madre natura e la nostra evoluzione culturale ci permettono di aspirare: la saggezza solidale". Su questa saggezza solidale gli esseri umani potranno fondare una diversa e migliore relazione con i loro simili e con le altre forme di vita che li circondano. Purché si ricordino che l’emancipazione della natura dalla sovranità divina non deve essere sostituita da un nuovo antropocentrismo e dalle logiche di dominio dell’apparato tecnico-economico.

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato