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Marc Hauser, Menti morali

Da dove provengono i principi morali che ci permettono di distinguere il bene dal male? Posta di fronte a questa domanda, la maggior parte della gente si appella ai dettami della ragione o alla parola di Dio. La risposta dello statunitense Marc Hauser è diversa: la morale affonda le sue radici nella biologia. La specie umana possiede un istinto morale che le consente di formulare giudizi su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato: è questa la tesi contenuta nel libro Menti morali. Le origini naturali del bene e del male.

Il lavoro di Hauser trae origine dagli studi del linguista americano Noam Chomsky, dall’analisi cioè del linguaggio come una caratteristica universale che accomuna le menti umane al di là dell’immensa varietà delle lingue. La grammatica universale, che costituisce una dotazione innata, ci fornisce gli strumenti con cui costruire i vari linguaggi: quando abbiamo appreso la nostra lingua materna, parliamo e comprendiamo quanto ci viene detto seguendo in modo inconscio regole grammaticali e sintattiche. Lo stesso avviene, secondo Hauser, per la dimensione etica: alla base del processo con cui giudichiamo se un’azione è lecita, obbligatoria o proibita vi è un fondo antropologico comune, una facoltà morale frutto dell’evoluzione al pari delle altre facoltà della nostra specie.

Per suffragare questo radicale ripensamento delle idee correnti, Hauser ci presenta studi etnologici, osservazioni sui neonati e sulle scimmie, esempi tratti dalla cronaca e soprattutto i risultati di una serie di quesiti morali posti a persone di diversa estrazione culturale e di diverso credo religioso, nonché ad atei e agnostici. Le risposte appaiono molto simili, indipendentemente dalla cultura e dalla religione e l’elemento più rilevante è che i soggetti non sono in grado, per la maggior parte, di fornire una spiegazione razionale alle loro scelte. Gli stessi test sono stati proposti, con risultati analoghi, a pazienti sofferenti di lesioni al lobo frontale del cervello, la parte che presiede alle emozioni. Dunque, conclude Hauser, la capacità della mente umana di formulare giudizi su bene e male è indipendente da emozioni e ragionamento.

Le conseguenze di questa posizione sono facilmente intuibili: viene innanzitutto messa in discussione l’identificazione di morale e religione, tanto cara a papa Benedetto XVI. Questa identificazione è un luogo comune, afferma Hauser, e un errore per almeno due ragioni: "assume falsamente che le persone prive di fede religiosa manchino della comprensione di ciò che è moralmente giusto e sbagliato, e che chi possiede la fede sia più virtuoso di chi è ateo o agnostico". In realtà si è visto che "ebrei, cattolici, protestanti, sikh, musulmani, atei e agnostici, su un insieme di dilemmi morali e situazioni sperimentali, formulano gli stessi giudizi, con lo stesso livello di incoerenza o di insufficienza quando si tratta di fornirne una giustificazione".

Una curiosità: nel suo libro Hauser cita, per confutarla, questa frase: "Un uomo privo di una fede sicura nell’esistenza di un Dio personale, o in un’esistenza futura con ricompense e premi, potrebbe avere come regola di vita quella di seguire soltanto gli impulsi e gli istinti più energici, o quelli che gli sembrano migliori". Non l’ha pronunciata papa Ratzinger: è stata invece scritta da Darwin, proprio il padre della teoria dell’evoluzione. A quanto pare anche lui riteneva che senza la fede l’uomo fosse preda dei suoi istinti e dei suoi egoismi. Ma probabilmente, da serio scienziato qual era, accetterebbe oggi i risultati degli studi che indicano il contrario.

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato