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Franco Prattico, Eva nera

E se la gloriosa storia dell’uomo fosse in realtà una storia delle donne? Da questa domanda parte Franco Prattico nel suo libro Eva nera, per ricostruire il processo evolutivo dell’Homo sapiens visto con l’ottica della Foemina sapiens. La Eva nera del titolo è la nostra madre comune, come è emerso negli anni Ottanta grazie allo studio del Dna mitocondriale. Nelle nostre cellule esiste infatti, accanto al Dna del nucleo, quello dei mitocondri, che si trasmette solo per via materna. Maschi e femmine lo ereditano in ugual misura, ma solo le femmine lo trasmetteranno in seguito alla loro discendenza. Analizzando le mutazioni avvenute all’interno di questo Dna nella popolazione mondiale, i genetisti hanno potuto risalire indietro nel tempo fino alla nostra progenitrice comune, vissuta in Africa 150.000 anni fa. Eva nera, appunto.

Il libro di Prattico nasce, come dice lui stesso, da un sospetto: che il vero motore della storia della nostra specie sia stata la donna, ma che questo ruolo sia stato omesso o cancellato dalla cultura, dalle religioni, dalle istituzioni e persino dalla scienza. Nel tentativo di riparare a questa esclusione l’opera ripercorre, sulla base delle teorie avanzate da diversi studiosi, il faticoso cammino intrapreso dai nostri antenati nel passaggio dall’animalità alla civilizzazione.

Si parte dall’ipotesi secondo cui la postura eretta avrebbe portato a una fondamentale trasformazione: avrebbe reso invisibili le parti genitali femminili, facendo scomparire le vistose manifestazioni che in quasi tutti gli altri primati segnalano il momento della fecondità, cioè il momento propizio all’accoppiamento. La perdita dell’estro nella femmina amplia il periodo della sessualità, favorendo l’emergere del desiderio sessuale dilatato nel tempo. Ma questa situazione ha bisogno della memoria, la funzione che permette il riaccendersi del desiderio al di là degli stimoli puramente biologici. E la memoria è il fondamento delle nostre capacità cognitive ed emotive.

A questo mutamento si accompagna l’allungamento del periodo di immaturità dei cuccioli, che rimangono indifesi e dipendenti molto più a lungo che in altre specie animali: da qui la necessità per le femmine di garantire la sicurezza della prole cercando e organizzando un rifugio fisso e conservando il fuoco. E poiché i risultati della caccia sono sempre aleatori, le femmine si sono ingegnate a trovare altre fonti di cibo raccogliendo vegetali, frutta e radici, un’attività per cui è importante l’osservazione delle piante e dell’andamento delle stagioni e che porterà più avanti allo sviluppo dell’agricoltura. Infine l’innovazione più importante: il linguaggio, che sarebbe nato dall’interazione con i piccoli per diventare poi patrimonio del gruppo.

Se nei primi capitoli il libro ha l’andamento del saggio scientifico, nell’ultima parte l’autore si lascia prendere dall’amore per la narrazione, presentandoci proprio lei, l’Eva nera, in una capanna del continente nero, e lasciandole il compito di raccontare la sua storia. Del resto Franco Prattico è un collaudato divulgatore scientifico. Ma è anche uno scrittore in grado di ricreare, in modo convincente, la vita del Paleolitico in una remota regione africana.

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato