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Marcello Buiatti, La biodiversità

In un’epoca in cui fioriscono atteggiamenti di razzismo e di rifiuto del diverso, atteggiamenti a cui riusciamo a opporre solo richiami a una benevola tolleranza, un grande genetista esalta la diversità, umana e non, senza la quale la vita finisce. Scrive infatti Marcello Buiatti: "I diversi vanno considerati come una delle risorse fondamentali per tutti gli esseri viventi, nessuno dei quali è il migliore in assoluto, mentre ognuno contribuisce in modo diverso alla ricchezza vivente del nostro pianeta". E nel suo saggio La biodiversità Buiatti porta a sostegno di questa affermazione le più recenti acquisizioni scientifiche, che contribuiscono anche a sfatare una serie di luoghi comuni. Ad esempio quello per cui nei geni sarebbero scritte in modo deterministico tutte le caratteristiche dell’individuo, compreso il comportamento.

Nel libro vengono illustrati curiosi esperimenti con animali dal sistema nervoso semplice, come le cosiddette "pulci di mare". Questi animaletti vivono sulle spiagge e periodicamente devono bagnarsi nell’acqua marina per evitare la disidratazione. Tolti dall’ambiente naturale e portati in laboratorio, conservano la memoria di quello che facevano sulla spiaggia e compiono lo stesso percorso, anche se inutilmente. Posti però su un’altra spiaggia, dove il mare si trova a sud anziché a nord, dopo un breve periodo di disorientamento riescono a prendere la giusta direzione.

Venendo ad animali più vicini a noi, si è visto che gli stimoli dell’ambiente esterno influenzano lo sviluppo cerebrale. Si è osservato ad esempio nei topi che i cuccioli di madri affettuose, che fanno loro molte "coccole", non solo sono più vivaci e più reattivi degli altri, ma presentano un maggior numero di neuroni in alcune zone importanti del cervello.

La realtà insomma è assai più complessa di quanto possa apparire a prima vista. Per quanto riguarda gli esseri umani, la nostra variabilità genetica è molto scarsa, ma in compenso abbiamo culture estremamente diversificate, che si sono sviluppate come risposta alla sfida di ambienti diversi. La diffusione dell’umanità su tutta la superficie terrestre ha indotto alcuni studiosi a sostituire il termine "ecosistema" con l’espressione "sistemi bioculturali", che ben definisce la stretta correlazione tra noi e il resto dei viventi. Oltre a mantenere la variabilità di animali e piante – scrive Buiatti - va conservata "la flessibilità delle culture umane, che è condizione per la sopravvivenza di tutto il sistema". Dunque salvaguardia delle lingue, dei riti, delle economie, non tutte distruttrici della natura come quella che si è imposta a livello globale.

A questo proposito l’ultima parte del saggio è dedicata ai sistemi agricoli del Sud del mondo, soppiantati quasi ovunque dall’agro industria. Mentre l’agricoltura tradizionale dava vita a piante che si adattavano all’ambiente e che erano dotate di un’enorme variabilità, l’agricoltura industriale punta a selezionare poche varietà considerate migliori, e a imporle a ogni tipo di terreno. In un primo momento la produzione cresce, ma solo grazie al massiccio ricorso a prodotti chimici e a un forte dispendio energetico per aiutare queste varietà ad adattarsi ai diversi ambienti e ai diversi climi. Alla lunga il bilancio è negativo: i terreni si impoveriscono per l’abuso di fertilizzanti e pesticidi, e gli alti costi di queste tecniche spingono i contadini ad abbandonare i campi e ad ingrossare le cinture di povertà delle megalopoli.

Da tempo ormai gli esperti denunciano la perdita della biodiversità agricola, ma i rimedi finora adottati servono a ben poco – avverte Buiatti. "Molti parlano della conservazione della natura come se si trattasse solo di una questione etica, che non ha niente a che fare con la nostra vita quotidiana". E’ necessario invece un cambiamento di ottica, il ritorno "a un modello di vita che si basi sulla coscienza della natura e struttura di tutti i sistemi viventi incluso il nostro e sui pericoli cui va incontro, con noi, tutta la biosfera".

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato