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Dal Lazio il primo sauropode italiano

I resti fossili di un dinosauro sauropode, il primo scoperto in Italia, sono stati trovati nelle rocce calcaree dei Monti Prenestini, a una cinquantina di chilometri da Roma. Il ritrovamento è costituito solo da una vertebra caudale (lunga quasi dieci centimetri) e da due frammenti pelvici: troppo poco per dire se siamo di fronte a una nuova specie. Lo studio dei reperti, realizzato presso il Museo di Storia Naturale di Milano, ha però permesso di stabilire che l'esemplare appartiene al gruppo dei Titanosauri: per tale ragione è stato chiamato Tito, nome che ricorda anche un antico imperatore romano.

Erbivoro e quadrupede, dotato di un lungo collo, Tito misurava cinque-sei metri e pesava 600-700 chili. La sua vertebra indica che sarebbe cresciuto ancora: mancano infatti le due "ali" laterali, costituite da ossa che si saldano al corpo vertebrale soltanto al termine dello sviluppo. Una particolarità è costituita dalle zigapofisi, le articolazioni secondarie situate ai lati dell'arco vertebrale: il loro orientamento è invertito rispetto a quello di tutti gli altri vertebrati terrestri. Di conseguenza i movimenti laterali dovevano essere fortemente limitati, mentre erano favoriti i piegamenti verticali. A tale proposito gli studiosi azzardano un'ipotesi: questo sauropode poteva appoggiarsi sulla robusta coda per sollevare le zampe anteriori e arrivare così alle chiome più alte degli alberi.

Tito viveva sul litorale del Mare di Tetide (l'antenato del Mediterraneo): lo dimostra il sedimento che inglobava i suoi resti e che è pieno di microfossili marini. Siamo nel Cretaceo Inferiore, 112 milioni di anni fa, e quello laziale costituisce il più antico esemplare di titanosauro dell'Europa meridionale. Per la sua somiglianza con l'africano Malawisaurus gli specialisti ritengono che i suoi antenati provenissero dall'Africa. Avrebbero attraversato lo spazio di mare tra i due continenti grazie a una catena di isole e penisole che emergevano a tratti quando il livello delle acque si abbassava, creando una sorta di ponte naturale. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Cretaceous Research. (20/4/2016)

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato