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Dalla grotta di Denisova alla Melanesia

Il piccolo osso di un dito rinvenuto nell'estate del 2008 nella grotta di Denisova, sui Monti Altai (Siberia meridionale), da tempo al centro dell'interesse dei paleoantropologi, tanto da essere comparso per ben due volte sulle pagine della rivista Nature (24 marzo e 22 dicembre 2010).

Partiamo dal primo articolo. L'analisi del Dna mitocondriale del reperto, effettuato dai ricercatori dell'Istituto Max Planck di Lipsia diretti da Svante Pbo, e il successivo confronto con i dati di neanderthaliani ed esseri umani moderni hanno indicato che il fossile appartiene a una nuova specie, la prima individuata attraverso la genetica. Una specie che differisce per 385 nucleotidi dall'Homo sapiens, mentre tra questi e il Neanderthal la differenza media si riduce a 202 nucleotidi. Secondo le evidenze stratigrafiche, l'et del reperto oscilla tra i 30.000 e i 48.000 anni, il che suggerisce per il cugino siberiano una vicinanza, nel tempo e nello spazio, con i neanderthaliani e con i nostri diretti progenitori.

L'articolo di dicembre riporta il sequenziamento di alcuni frammenti del genoma nucleare dell'osso e lo studio morfologico di un molare, ritrovato nella stessa grotta e che presenta un Dna mitocondriale assai simile. Insieme alla conferma che siamo di fronte a una nuova specie umana, emerge una comune origine di denisoviani e neanderthaliani.

Ma il dato pi interessante la scoperta, nelle odierne popolazioni melanesiane, di un 4-6% di materiale genetico ereditato dal misterioso uomo siberiano. Homo sapiens dunque si sarebbe ibridato non solo con neanderthalensis, come risultava da una ricerca condotta sempre da Svante Pbo (Science, 7/5/2010): anche i denisoviani avrebbero contribuito al genoma di una parte dell'umanit attuale. (4/1/2011)

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato