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Un nostro progenitore diretto?

La rivista Science del 9 settembre è tornata a occuparsi di Australopithecus sediba, la specie che secondo il suo scopritore, Lee Berger, potrebbe rappresentare un progenitore diretto di Homo. Ulteriori studi sui resti rinvenuti nel sito sudafricano di Malapa (una femmina adulta e un giovane maschio) hanno permesso innanzitutto di datarli con maggiore precisione, facendoli risalire a 1.977 milioni di anni fa. E analisi più approfondite delle componenti anatomiche hanno confermato la presenza, accanto a tratti tipici delle australopitecine, di aspetti più evoluti. La capacità cranica ad esempio è ancora assai ridotta, ma nella regione orbitofrontale sono evidenti alcune anticipazioni della transizione verso il nostro genere.

Anche l'esame del bacino ha rivelato la compresenza di elementi primitivi ed elementi più moderni: tra questi ultimi, alcune caratteristiche che i ricercatori pensavano fossero comparse solo in seguito, come adattamento al parto di piccoli dalle accresciute dimensioni craniche. Come suggerisce la conformazione degli arti, Australopithecus sediba si spostava ancora aggrappandosi ai rami degli alberi, ma poteva anche muoversi con una particolare andatura bipede. La sua mano indica comunque la capacità di produrre e utilizzare rudimentali strumenti. Insomma un mosaico di tratti che rendono questi fossili potenzialmente in grado di riscrivere la nostra storia evolutiva. (15/9/2011)

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato