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Le pitture rupestri dei neanderthaliani

Le pitture rupestri rinvenute in alcuni siti spagnoli (La Pasiega in Cantabria, Maltravieso in Estremadura e Ardales in Andalusia) furono realizzate oltre 64.000 anni fa: sono dunque le più antiche finora scoperte. La datazione è stata effettuata dall'Istituto Max Planck di Lipsia attraverso il metodo del torio-uranio, che analizza i residui di carbonato di calcio sulle pareti rocciose dando risultati più precisi rispetto al radiocarbonio. Poiché l'arrivo di Homo sapiens sarebbe avvenuto solo 20.000 anni dopo, queste forme geometriche, rappresentazioni di animali, sagome di mani sono quasi certamente attribuibili a Homo neanderthalensis.

Sempre dalla Spagna, e precisamente dalla Cueva de los Aviones (Murcia), provengono le conchiglie marine perforate e colorate con pigmenti rossi e gialli da mani neanderthaliane, in un periodo compreso tra i 120.000 e i 115.000 anni fa. Anche in questo caso la datazione è stata realizzata con il metodo del torio-uranio. I due studi, pubblicati in febbraio su Science e su Science Advances, costituiscono un'ulteriore riprova dell'esistenza in Homo neanderthalensis di un pensiero astratto molto più ricco di quanto precedentemente ritenuto.

Del resto già altri ritrovamenti erano venuti a confermare le capacità cognitive di questa specie: le sepolture intenzionali, come quella di La Chapelle-aux-Saints, in Francia; le antichissime e misteriose strutture architettoniche formate con stalagmiti poste a cerchio nella grotta di Bruniquel, ancora in Francia; le incisioni nella grotta di Gorham, a Gibilterra; gli ornamenti realizzati non solo con conchiglie, ma con ossa o artigli di animali, venuti alla luce in diversi siti europei. In definitiva, a giudicare dalla cultura materiale, non sembra esservi alcuna distinzione nel comportamento simbolico dei neanderthaliani e dei primi esseri umani moderni. (5/3/2018)

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato