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L'industria litica di Pinnacle Point

Gli studiosi sono ormai concordi: l'essere umano anatomicamente moderno comparve in Africa prima di 100.000 anni fa, ma il dibattito è ancora aperto sulle effettive caratteristiche cognitive e culturali di quei nostri primi antenati. A gettare nuova luce sull'argomento interviene ora la scoperta nel sito di Pinnacle Point, sulla costa meridionale sudafricana, di una raffinata industria litica risalente a circa 71.000 anni fa. Si tratta di piccole lamine indurite al fuoco e lavorate per essere utilizzate come parti di armi e strumenti: una tecnologia complessa che presuppone l'esistenza del linguaggio per la comunicazione delle relative conoscenze. Il ritrovamento, effettuato dal gruppo guidato dall'archeologo Kyle Brown, dell'Università di Città del Capo, è stato presentato dalla rivista Nature il 22 novembre ed è tanto più importante in quanto la produzione di microliti di questo tipo era fissata a 40.000 anni fa, anche se tra i 65.000 e i 60.000 anni fa avevano fatto una prima, breve comparsa.

Negli ultimi due decenni sono diminuiti quanti, basandosi sulle pitture rupestri e sugli utensili rinvenuti su territorio europeo nel Paleolitico Superiore, parlavano di una tarda "esplosione creativa" del sapiens. E' cresciuta invece la convinzione che Homo sapiens si sia sviluppato in Africa non solo a livello anatomico, ma anche culturale. I reperti di Pinnacle Point rafforzano quest'ultima opinione. Scrive Sally McBrearty, antropologa dell'Università del Connecticut, in un commento all'articolo di Nature: "Io credo che la moderna capacità cognitiva sia emersa contemporaneamente all'anatomia moderna e che vari aspetti della cultura siano sorti gradualmente nel corso dei millenni seguenti. Le scoperte di Brown e colleghi vanno in qualche modo a sostenere questa ipotesi". (24/11/2012)

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato