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Orme fossili nel Bresciano

"I piedi della Madonna": così la popolazione del luogo chiamava gli strani segni visibili su una roccia in Val Valurbes, a nord dell’abitato di Zone (provincia di Brescia). La roccia è andata ormai distrutta ed è un peccato per la scienza, perché i paleontologi sono convinti che quegli strani segni fossero in realtà impronte fossili. A confermarli nella loro convinzione è il fatto che poco più a monte sono state individuate, su due strati di roccia quasi verticali, le tracce del passaggio di alcuni grandi rettili nel Triassico superiore, 220 milioni di anni fa.

Le orme sono state studiate da un’équipe di specialisti del Museo Tridentino di Scienze Naturali, del Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia e dell’Università "La Sapienza" di Roma, coordinati da Cristiano Dal Sasso, del Museo di Storia Naturale di Milano. Si tratta di settanta impronte, le più grandi e le meglio conservate di quel tipo e di quel periodo ritrovate nel nostro paese. Sono allineate a formare cinque successioni di passi e sono state lasciate da quadrupedi lunghi dai due ai sei metri. Le zampe anteriori sono più piccole di quelle posteriori e l’andatura è stretta e lineare, elemento che segnala l’esistenza di arti posti verticalmente sotto il corpo. Nelle orme più nitide si osservano bene le cinque dita, corte e robuste, con il quinto rivolto verso l’esterno. In base a questi dati l’icnologia, lo specifico settore della paleontologia che si occupa di impronte, classifica quelle di Zone nel genere Brachychirotherium ("mano bestiale dalle dita corte").

Più difficile è individuare a quale animale appartengano quelle "mani bestiali". Il quinto dito rivolto verso l’esterno indica con certezza i crurotarsi, i rettili che nel Triassico si trovarono a competere con i dinosauri, con cui avevano un antenato comune, per il dominio delle terre emerse. Ma siamo ancora in un ambito troppo vasto: i crurotarsi si distinguono a loro volta in rauisuchidi (carnivori) ed etosauridi (erbivori dal corpo largo e coperto di placche ossee): gli specialisti sono ancora incerti a quale delle due famiglie attribuire le orme bresciane.

Carnivori o erbivori, quegli animali si muovevano in un ambiente che non aveva niente in comune con la Lombardia di oggi. In un clima caldo e semiarido li possiamo immaginare mentre attraversano una pianura fangosa, delimitata da vulcani e solcata da fiumi che sfociano in un mare tropicale. (20/4/2009)

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato