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Il Neanderthal dentro di noi

La paleogenetica continua a riservarci sorprese. Dopo l'individuazione di una nuova specie umana grazie all'analisi del frammento di un dito, dall'Istituto Max Planck di Lipsia proviene ora la scoperta di un'eredità lasciata dai neanderthaliani nel nostro genoma.

l ricercatori hanno sequenziato oltre quattro miliardi di nucleotidi ricavati dalle ossa di tre individui di sesso femminile, appartenenti alla specie Homo neanderthalensis e vissuti in Croazia all'incirca 40.000 anni fa. Il risultato (confermato da quantità minori di Dna estratto da fossili rinvenuti in Spagna, Germania e Russia) è stato messo a confronto con il genoma di cinque nostri contemporanei di diverse parti del mondo: Francia, Cina, Papua Nuova Guinea, Africa Occidentale e Sudafrica. Si è potuto così rilevare che tre di questi, e precisamente i non africani, condividevano tra l'1 e il 4% del Dna con i neanderthaliani.

Si deve dunque ritenere che Neanderthal e Homo sapiens si siano incrociati dopo la partenza di quest'ultimo dall'Africa, ma prima della sua diffusione in Europa e in Asia. "In un certo senso, i neanderthaliani non si sono del tutto estinti - commenta il paleogenetista Svante Pääbo, che ha diretto la ricerca - Continuano a vivere in alcuni di noi".

La prova dell'avvenuta ibridazione tra le due specie, illustrata da due articoli pubblicati sul numero di Science del 7 maggio, ha meravigliato gli specialisti: studi precedenti, realizzati sul Dna mitocondriale, avevano escluso una tale eventualità. Gli elementi forniti da Pääbo e collaboratori impongono di rivedere la teoria secondo la quale l'umanità attuale discende da un'unica popolazione di origine africana, che si sarebbe sparsa in tutto il pianeta soppiantando altre specie più arcaiche senza mescolarsi con esse. Secondo il nuovo scenario, invece, almeno un gruppo di neanderthaliani si incrociò con esseri umani moderni: avvenne forse 80.000 anni fa in Medio Oriente, dove entrambe le specie convissero per migliaia di anni. (10/5/2010)

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato