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Homo sapiens, il grande migratore

La prima migrazione dall'Africa di Homo sapiens era stata fissata, secondo studi recenti, all'inizio del Tardo Pleistocene, tra i 90.000 e i 120.000 anni fa. E' a quell'epoca che risalgono infatti i fossili rinvenuti nelle grotte di Es Skhl e Qafzeh, in Israele. Precedentemente attribuiti a Homo neanderthalensis per alcune caratteristiche arcaiche, i reperti sono stati in seguito riconosciuti alla nostra specie. Ma a spostare ancora pi indietro la data d'inizio della nostra espansione geografica sopraggiunge ora il ritrovamento nel sito di Misliya, sempre in Israele, di un nuovo fossile: la parte sinistra di una mascella, con dentatura quasi completa, di un essere umano anatomicamente moderno.

Il reperto, associato a tracce di focolari, a resti di animali e a una ricca industria litica con tecnica Levallois, stato datato tra i 177.000 e i 194.000 anni fa: sarebbe appartenuto dunque al pi antico esemplare di sapiens fuori dal continente africano. Le conclusioni dell'articolo che riferisce della scoperta, firmato Hershkovitz et al. e pubblicato sul numero di Science del 26 gennaio, si accordano con gli studi genetici che ipotizzavano l'uscita dai confini africani gi 220.000 anni fa.

E un altro ritrovamento, questa volta nel deserto del Nefud nella penisola arabica, indica che nelle sue prime espansioni Homo sapiens si spinse pi in l di quanto finora ritenuto. Le analisi di un reperto umano (una falange del dito medio), rinvenuto nel sito di Al Wusta e attribuito a un membro della nostra specie, hanno stabilito in 88.000 anni l'et del fossile. Una datazione simile fornita dall'esame di resti animali e altri sedimenti trovati sul luogo, a quei tempi un ambiente lacustre ben diverso dall'attuale. Lo studio, condotto dai ricercatori del Max Planck Institute for the Science of Human History e pubblicato online il 9 aprile su Nature Ecology & Evolution, confuta la teoria che le prime migrazioni di sapiens si siano arrestate sulle sponde orientali del Mediterraneo.

Alla retrodatazione dei nostri primi passi fuori dalla culla africana si accompagnano anche le recenti ipotesi di una pi antica colonizzazione della zona del Sud-Est asiatico. Alcuni reperti (denti appartenenti a umani anatomicamente moderni) portati alla luce alla fine del XIX secolo nella caverna di Lida Ajer, nell'isola indonesiana di Sumatra, sono stati sottoposti a nuove teniche di datazione testimoniando un arrivo nella regione tra i 73.000 e i 63.000 anni fa, molto prima di quanto si ritenesse (Nature, 17/8/2017).

Del resto la stessa data di nascita di Homo sapiens stata spostata pi indietro nel tempo sia dagli ultimi studi genetici che dalle analisi sui resti umani e sugli utensili del sito marocchino di Jebel Irhoud e ormai si colloca intorno a 300.000 anni fa. Queste ricostruzioni delle origini dell'essere umano moderno fanno definitivamente tramontare il modello di evoluzione lineare accettato fino a pochi decenni fa, per corroborare il cosiddetto modello a cespuglio. La nostra specie, lungi dall'essere il risultato di un progresso verso forme sempre pi perfezionate, solo una delle tante che coesistettero per lunghi periodi. Ma l'unica che, per uno strano gioco del destino, riuscita a sopravvivere all'estinzione. (12/4/2018)

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato