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Dalla Lombardia il ceratosauro più antico

Era alto circa tre metri e lungo sette metri e mezzo, pesava almeno una tonnellata. Il cranio misurava ottanta centimetri ed era dotato di denti aguzzi e seghettati. Si muoveva con andatura bipede, tenendo la coda sollevata e la testa allungata in avanti. Gli arti anteriori, muniti di quattro dita di cui tre terminanti con poderosi artigli, servivano per la cattura delle prede: dinosauri erbivori e forse anche carnivori di piccole dimensioni. Saltriovenator zanellai visse 198 milioni di anni fa (Giurassico inferiore), in quello che adesso è il territorio lombardo, allora coperto da grandi foreste e spiagge tropicali.

I resti di questo enorme predatore, l'esemplare più antico di ceratosauro, sono stati scoperti nell'agosto 1996 in una cava di Saltrio (provincia di Varese) da un appassionato di fossili, Angelo Zanella. Sono stati necessari anni di duro lavoro per estrarre dalla roccia i reperti. Nel maggio del 2000 l'operazione era completata: dai blocchi calcarei erano emersi 132 frammenti, tra cui una dozzina di segmenti di costole e 35 ossa. E' poi seguita l'opera di ricomposizione del mosaico, effettuata dall'équipe di paleontologi guidata da Cristiano Dal Sasso, del Museo di Storia Naturale di Milano. I risultati sono stati pubblicati il 19 dicembre di quest'anno sulla rivista scientifica PeerJ.

L'analisi dei reperti non ha permesso di individuare il sesso, ma ha stabilito che si trattava di un esemplare giovane, che non aveva terminato la fase di accrescimento: le sue dimensioni avrebbero potuto aumentare ancora. Particolare interessante, alcune ossa presentano segni di erosione da parte di pesci e invertebrati marini: la carcassa dell'animale rimase quindi a lungo sul fondo del mare, prima di venire sepolta dai sedimenti.

Come puntualizza il lungo titolo scelto dalla prestigiosa rivista, The oldest ceratosaurian (Dinosauria: Theropoda), from the Lower Jurassic of Italy, sheds light on the evolution of the three-fingered hand of birds, l'analisi degli arti anteriori di Saltriovenator fornisce nuovi elementi per risolvere una vecchia disputa tra paleontologi. Vi è infatti chi ritiene che l'ala degli uccelli abbia avuto origine dalla fusione del primo, secondo e terzo dito dell'arto dei teropodi e chi invece pensa sia derivata dall'unione del secondo, terzo e quarto. Quest'ultima ipotesi sembrava aver ricevuto conferma nel 2009 da un articolo comparso su Nature e riguardante Limusaurus, un ceratosauro vissuto alla fine del Giurassico, che presentava un arto parzialmente atrofizzato. Ma le rilevazioni effettuate su Saltriovenator, assai più primitivo e con l'arto interamente funzionante, contestano tale ricostruzione. La cava di Saltrio dunque getta luce non solo sull'evoluzione dei teropodi, ma su quella degli uccelli. (28/12/2018)

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato