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Il Dna degli europei

L’attuale patrimonio genetico del nostro continente è il frutto di un’evoluzione segnata, nel corso dei millenni, da continui movimenti di popolazioni. Una delle migrazioni più significative avvenne a causa dell’ultimo picco glaciale (circa 21.000 anni fa): gli abitanti di quelle regioni settentrionali e centrali, che il gelo aveva reso inospitali, abbandonarono i loro insediamenti per spingersi più a sud e stabilirsi in alcune aree rifugio. Qui rimasero fino al miglioramento delle condizioni climatiche, tra i 13.000 e i 10.000 anni fa, per poi riespandersi verso il nord.

Il lungo periodo di isolamento aveva portato però a mutamenti nel corredo genetico dei diversi gruppi umani: alcune varianti si erano conservate e altre si erano perse, dando origine alla grande variabilità che oggi riscontriamo in Europa.

Precedenti studi hanno segnalato che il ripopolamento post-glaciale partì principalmente da tre regioni: Iberia, Balcani e Ucraina: in questa ricostruzione il ruolo della penisola italiana viene considerato secondario. Ora però un’équipe internazionale, guidata dal professor Antonio Torroni dell’Università di Pavia, ha individuato una variante genetica che ha la sua culla proprio nell’Italia di 10.000 anni fa e che da lì si è irradiata nel resto del continente: la si rintraccia infatti, sia pure a bassa frequenza, praticamente in tutta Europa.

La ricerca, pubblicata sul numero di giugno della rivista scientifica The American Journal of Human Genetics, ha coinvolto 35.000 individui di 81 popolazioni europee e medio-orientali ed è stata condotta sul Dna mitocondriale, la parte del genoma che ereditiamo unicamente per via materna.

Dal punto di partenza nella nostra penisola, il professor Torroni e i suoi collaboratori hanno seguito le tracce della variante genetica da loro individuata, che si è diffusa verso occidente attraverso la Provenza e – in misura minore - verso oriente lungo le coste adriatiche.

Dai dati raccolti emerge anche il sorgere, 9-7.000 anni fa nella Francia meridionale, e il successivo passaggio in Sardegna di un sottoinsieme della variante presa in esame. In quel periodo, ci confermano gli scavi archeologici, tra la Provenza e la Sardegna era fiorente il commercio dell’ossidiana. Furono probabilmente i mercanti a favorire lo sbarco sull’isola di quella particolare componente genetica, che in seguito conobbe un’evoluzione locale e oggi si ritrova nel 4% della popolazione sarda. (6/7/2009)

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato