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Artiste preistoriche

Sono prevalentemente donne le anonime artefici delle pitture rupestri preistoriche? E' questa l'ipotesi che l'archeologo Dean Snow, della Pennsylvania State University, ha avanzato dopo aver accuratamente studiato le impronte di mani spesso associate a quelle opere, quasi a firmarle. Partendo dalle teorie del biologo inglese John Manning sulle diverse dimensioni relative delle dita nei due sessi, Snow ha preso in esame le impronte dipinte sulle pareti di otto grotte in Francia e in Spagna: ha misurato e confrontato la loro lunghezza, quella delle singole dita e il rapporto tra indice e anulare e tra indice e mignolo. E' così giunto alla conclusione che nel 75% dei casi quei segni sono stati lasciati da mani femminili. Verrebbe dunque ribaltata una radicata convinzione: che quest'arte primitiva, raffigurante per lo più la cattura e l'uccisione di animali di grossa taglia (renne, bisonti, mammut), costituisse una sorta di rituale magico con cui i cacciatori - maschi naturalmente - cercavano di propiziarsi una ricca selvaggina.

La ricerca di Snow, pubblicata l'8 ottobre su National Geographic, ha incontrato giudizi contrastanti tra gli specialisti, divisi tra scetticismo ed entusiasmo. Rimane comunque utile per mettere in crisi quel "forte pregiudizio maschile" che per lungo tempo ha prevalso nella letteratura scientifica, come afferma lo stesso Snow, e che ha condizionato anche la comune percezione della preistoria. Abbiamo sempre visto le donne occupate unicamente nella custodia della prole, mentre gli uomini avevano il compito di procurare il cibo. In realtà l'economia di quegli antichi gruppi umani era basata non solo sulla caccia, ma sulla raccolta di radici, bacche, frutti. Attività, quest'ultima, affidata alle donne, che impararono così a distinguere le specie vegetali commestibili da quelle velenose e a conoscere i loro tempi di maturazione, dando un decisivo contributo alla successiva nascita dell'agricoltura. (15/10/2013)

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato