Ipazia.net

 

Le quindici "madri fondatrici" d'America

Ancora una volta le analisi di laboratorio gettano nuova luce sul popolamento delle Americhe, iniziato 15-18.000 anni fa attraverso la Beringia, il corridoio di terra che collegava Alaska e Siberia orientale. La diversità genetica di quei primi colonizzatori era assai più ampia di quanto finora ritenuto: lo afferma uno studio apparso il 29 giugno sull'edizione on line della rivista Genome Research.

Il risultato è stato ottenuto esaminando in modo dettagliato una particolare linea del Dna mitocondriale (la parte del genoma che si trasmette esclusivamente per via materna). Questa linea, C1d, aveva finora suscitato scarso interesse negli specialisti: nonostante la sua diffusione in tutto il continente facesse pensarea un elemento presente nelle popolazioni originarie, la sua età era stata erroneamente fissata attorno ai 7.000 anni. Un'analisi ad alta risoluzione di 63 campioni provenienti da ogni parte d'America ha permesso non solo di correggere l'errore, ma di evidenziare la presenza di due diversi tipi di genoma C1d, aumentando così il numero di linee materne dei primi migratori.

La ricerca, dal titolo The initial peopling of the Americas: A growing number of founding mitochondrial genomes from Beringia, è stata realizzata da scienziati delle Università di Pavia e di Perugia, della statunitense Sorenson Molecular Genealogy Foundation, dell'Università Medica di Innsbruck e degli atenei di Santiago de Compostela e di Buenos Aires.

Nel corso di un precedente lavoro, la stessa équipe internazionale era giunta alla conclusione che circa il 95% dei nativi americani discendeva da sei "madri fondatrici". Con l'attuale indagine le progenitrici salgono a quindici: questo infatti il numero delle diverse sequenze di Dna mitocondriale fin qui individuate. Ma i ricercatori sono convinti che sia solo l'inizio: "Ulteriori linee materne finora sconosciute verranno identificate nei prossimi tre o quattro anni, quando l'approccio metodologico che noi abbiamo impiegato sarà applicato sistematicamente", afferma il professor Antonio Torroni, docente di Genetica presso l'Università di Pavia e coordinatore dello studio. Si potrà così avere una visione più precisa dei gruppi umani che per primi si affacciarono sul Nuovo Mondo, portandovi quella varietà linguistica e culturale che ancor oggi contraddistingue le comunità indigene americane. (2/7/2010)

Ipazia.net - A cura di Nicoletta Manuzzato